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Inaugurazione mostra fotografica “Fellini in scena!”

Una calma da cow-boy in un film di Sergio Leone. Un quarto d’ora per guardare l’avversario, un quarto d’ora per tirare fuori la pistola. Una lentezza da astronauta, nel bel mezzo del frastuono della troupe. […] Gli altri paparazzi, di solito, hanno occhi lampeggianti, scippatori. Lui stava tra lo scienziato e il sacerdote. Una lentezza da ierofante.

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© Viola De Filippis

Sono queste le parole con cui ha inizio il percorso della mostra “Fellini in scena!” dedicata a Franco Pinna, uno dei più importanti fotografi di scena di Federico Fellini: “La prima mostra su Fellini che si fa al sud di un grandissimo fotografo qual era Franco Pinna,” racconta Paolo Pisanelli, curatore della mostra presso il Castello Volante di Corigliano d’Otranto, che nella giornata di domenica 26 Luglio 2020 apre le porte del silenzioso mondo della fotografia d’autore ad un pubblico che non solo avrà la possibilità di rimirare una documentazione di tale entità, ma anche di varcare le porte di un’ala del Castello Volante non sempre aperta: “Un’indicazione per entrare,” avverte Pisanelli, “per entrare dovete accendere i cellulari ed esplorare la mostra. La mostra è al buio. Si accenderà solo dopo che sarete entrati tutti”. 

L’aura suggestiva del percorso espositivo si percepisce ancor prima di varcare la soglia: la cosiddetta Sala Tabaccaia viene inondata dalla luce soffusa di una serie di luminarie che ricordano non solo le famose feste comunali tipiche del Salento, ma anche il profondo legame che legava Pinna alla Basilicata e soprattutto alla Puglia. Era infatti lui “il fotografo delle tarantate”, un Franco Pinna che nel 1959 accompagnava Ernesto De Martino, il maggior antropologo del Novecento, nei suoi viaggi al sud, in un’occasione accompagnato anche da Carpitella e poi Mingozzi che ne realizzò un documentario; il materiale raccolto fu inoltre d’aiuto a De Martino per scrivere il suo famoso saggio sull’etnologia salentina “La Terra del Rimorso”. 

Le luci vengono lentamente accese, e una dopo l’altra illuminano i quattro pannelli rappresentativi della mostra, invitando a varcare i magici muri scrostati e il consunto soffitto di vernice rossa: una cornice perfetta per le innumerevoli fotografie di scena di Pinna sui set di Fellini. Pisanelli afferma che la Sala Tabaccaia non è stata ristrutturata proprio per accompagnare a quelle fotografie le crepe nel muro che incorniciano un Fellini intento a imbellettarsi per trasformarsi in un clown.

“Con Pinna,” diceva Fellini nel 1988, “io ero sicuro che avrei avuto la documentazione più corretta e fedele di quanto stavo facendo, […] testimone fedele e personale insieme di quello che è l’ambiente di un set, la realtà del cinema nel suo farsi.” 

La parte più sotterranea della Sala Tabaccaia, a cui si giunge attraverso una scalinata scoscesa tappezzata di altre suggestive fotografie, conduce poi a una saletta circolare di un bianco accecante, all’interno della quale una colonna sonora diffusa che riprende un coro angelico e ancestrale rende le ulteriori gigantografie di Pinna quasi inebrianti.

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© Viola De Filippis

“Franchino”, come Fellini soleva chiamarlo, era “parco di parole, appunto come una vera ciurma, mostrava la voglia di vivere quel momento, di raccontarlo e insomma di vivere il viaggio. In altre occasioni, era obbligato a scattare…” 

Insomma, non avrebbe potuto esserci un posto migliore per presentare un artista poliedrico come Franco Pinna: un mausoleo dell’entroterra salentino riscattato per il popolo, nonché per un uomo che ha cristallizzato la tradizione salentina e che grazie a lui rimarrà impressa negli occhi delle future generazioni. Un uomo così preso dalla bellezza del mondo che: “A volte gli chiedevo spazientito: “L’hai fatta?” Rispondeva con silenziosi sorrisi.

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© Viola De Filippis

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