LIMITI Filomena D'Ambrosio

LIMITI – mostra di FILOMENA D’AMBROSIO al Fondo Verri di Lecce

LIMITI –  mostra di FILOMENA D’AMBROSIO

Martedì 3 novembre, alle 18.30 presso il Fondo Verri a Lecce, sarà inaugurata la mostra di pittura LIMITI di Filomena D’Ambrosio. La mostra, che rientra in un’iniziativa realizzata con il sostegno della Regione Basilicata e del Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri”, sarà visitabile sino al prossimo 16 novembre.

Una collezione di opere monocrome, bianco su bianco. «“La monocromia – diceva Yves Klein – è la sola maniera fisica di dipingere che permette di raggiungere l’assoluto spirituale”. Parole che bene si addicono al lavoro di Filomena D’Ambrosio – scrive il critico Carmelo Cipriani – che punta a raggiungere l’assolutezza formale trasfigurando il paesaggio nativo, del quale cerca di catturare lo spirito anziché l’esatta topografia. Tra supremazia del bianco e leggiadri accostamenti cromatici si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un mondo che si sta sfaldando, in cui ogni dimensione fisica va progressivamente trasformandosi in dimensione metafisica».

Per Tommaso Ariemma, filosofo e docente di Estetica presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce, “le opere di Filomena D’Ambrosio sono un’intensa meditazione sul principio del legame (…). La scelta del bianco, vuole sottolineare quanto ciò che consideriamo puro, distaccato, sia invece anch’esso coinvolto nel legame, al punto da esserne il principio. (…) Scegliere il bianco, “limitarsi” al bianco, significa lavorare su uno dei più grandi pregiudizi dell’Occidente, che opera, tra l’altro, proprio all’interno del sistema dell’arte contemporanea. Da decenni le opere non sono più attaccate l’una all’altra come nei celebri salons, separate solo da un’imponente cornice. Adesso è lo spazio bianco delle pareti, il celebre white cube, a separare, a isolare le opere, che fanno sempre più a meno, pertanto, delle vistose cornici del passato. D’Ambrosio porta questo bianco all’interno dell’opera, per renderlo protagonista e ripensarlo. L’artista moltiplica il bianco in una singolare “cromofilia”: i suoi bianchi sono plurali; ora circoscritti, ora infetti, mai puri. Il risultato sono opere che si cercano, che formano coppie, che si legano e si tendono.

Il bianco lega, e lega perché separa. Un concetto paradossale che tuttavia mostra la sua verità tutte le volte che riflettiamo sul desiderio che sta alla base della relazione più intensa, quella sessuale. Il termine sessuale, infatti, viene da secare: i sessuati sono i separati. Il loro desiderio ha origine da una separazione, da un taglio. Ed è il desiderio per eccellenza, il modello di ogni desiderio.

I limiti di cui parla Filomena D’Ambrosio sono allora accessi, risonanze, fili, vincoli. In ogni caso, un essere l’uno per l’altro.

Interverranno la critica Mihaela Cristea, del Museo di Targu Jiu (Romania) e la professoressa Patrizia Staffiero docente di Storia dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Lecce.

 

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