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TUTTA MIA LA CITTA

Tutta mia la città – Franco Sortini al Museo Faggiano

ALL WE NEED IS SLOW  PHOTOGRAPHIC TEACH&EXHIBIT  //SOS SOUTH VISIONS//  # 1

Tutta mia la città – tecniche di ripresa sulla  fotografia di paesaggio con Franco Sortini

Tutta mia la città è un workshop sulla fotografia di paesaggio a cura dell’Associazione Culturale KULT-CULTURE VISIVE, che si terrà a Lecce dal 10 al 12 Aprile 2015 ed avrà come protagonista il fotografo Franco Sortini.
Il ws è dedicato a tutti coloro che vogliono approfondire la fotografia di architettura e di paesaggio, nel corso
del quale verranno presi in esame gli aspetti legati all’uso delle moderne apparecchiature digitali.
Alla fine dei tre giorni ad ogni partecipante sarà assegnato un concept da sviluppare e saranno individuati i
migliori progetti che avranno accesso all’esibizione collettiva e photo screening sia a Lecce che a Bari
presso strutture partner già aderenti.
I luoghi che interessano la campagna fotografica sono la città di Lecce e i quartieri periferici, partendo
dall’Ammirato e Santa Rosa, dal Centro Storico Le Giravolte e Leuca passando per Castromendiano fino alla
foresta urbana del Parco delle Cave – patrimonio WWF.
Il ws è il primo di una serie di incontri con alcuni dei fotografi italiani che si occupano di paesaggio,
apprezzati sia a livello nazionale che internazionale, tra cui Michele Cera e Domingo Milella.

Num. max 20 partecipanti

deadline 27 marzo

 

ALL WE NEED IS SLOW

ALL WE NEED IS SLOW

Il progetto curatoriale ALL WE NEED IS SLOW PHOTOGRAPHIC TEACH&EXHIBIT nasce dalla necessità di studiare e analizzare il territorio a noi più prossimo attraverso l’analisi fotografica, riflettere sui suoi cambiamenti e sui possibili sviluppi futuri. Il suo nome sintetizza un atteggiamento comunemente adottato dai fotografi, ovvero l’utilizzo dei lunghi tempi di esposizione così come attraversare con lentezza, preferibilmente a piedi, il territorio sottoposto all’osservazione. L’obiettivo finale è quello di coinvolgere pubblico e addetti ai lavori verso la consapevolezza nei confronti del territorio e del paesaggio e, inoltre, sensibilizzarli verso un utilizzo del mezzo fotografico che sia avulso da facili estetismi ma che sia mezzo espressivo attivo e concettualmente valido, al pari delle altre arti visive.

FRANCO SORTINI è nato nel 1958.
Si è occupato di grafica e pittura da giovanissimo, per poi dedicarsi alla fotografia. Agli inizi degli anni ’80,
sotto la guida di Franco Fontana, passa alla fotografia a colori.
La sua ricerca è sulla città vuota, inseguendo il concetto della “città ideale”, un luogo dove poter trovare ordine nel caos. Contemporaneamente alla fotografia creativa sviluppa la fotografia commerciale e nel 1986 apre uno studio di fotografia industriale collaborando con agenzie di pubblicità e comunicazione. Le sue fotografie sono state esposte in moltissime mostre, pubblicate da note riviste del settore, e presenti in importanti collezioni private e pubbliche, tra le quali la Bibliotheque Nationale de Paris, l’Archivio AFOCO di Cordoba, la Galleria Civica di Modena, il dipartimento di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università di Siena.
www.francosortini.eu

KULT- CULTURE VISIVE
Nasce a Lecce nel 2014 ed è formata da Valentina Isceri – curatrice e redattrice di Landscape Stories
Magazine, Luciana Lettere – storica dell’arte, blogger ed esperta di promozioni sociali legate al territorio e
Valentina Trisolino – curatrice e storica della fotografia. Unite dal comune tentativo di ricerca sul
contemporaneo e dagli studi curatoriali intendono mettere in luce l’emergenza della veicolazione fotografica.

 

ALL WE NEED IS SLOW PHOTOGRAPHIC TEACH&EXHIBIT //SOS SOUTH VISIONS//
# 1 Franco Sortini Tutta mia la città – tecniche di ripresa sulla fotografia di paesaggio
10, 11, 12 aprile 2015
Museo Faggiano – via Ascanio Grandi 56 Lecce
a cura dell’Associazione Culturale KULT-CULTURE VISIVE

Informazioni e ufficio stampa:
KULT-CULTURE VISIVE
kultassociazione@gmail.com
+39.328 3769480

Tavola

C’era una volta una tavola al Must

C’era una volta una tavola || Laboratorio dal libro l’Esperienza dell’arte di Cristina Francucci

La Tavola è la protagonista del laboratorio “C’era una volta una tavola” a cura di LedA Laboratori, il primo delle esperienze di gioco, d’arte e di creatività in programma nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio al Must il Museo Storico della Città di Lecce che prendono parte al progetto Children network per Expo 2015 attivato in collaborazione con Fondazione MUBA Museo dei Bambini di Milano.

Il primo appuntamento è previsto per il 15 marzo: “C’era una volta una tavola” parla di banchetti e feste, tavole apparecchiate e piatti ricchi, tutti presi da fiabe, storie fantastiche e racconti.

Quante volte, leggendo le fiabe della tradizione, ci siamo imbattuti in ricche descrizioni di cene e pranzi, delizie e leccornie, lasciandoci pervadere i sensi da profumi, colori e sapori… da favola? Ecco finalmente l’occasione ghiotta per dare forma a quei sogni culinari, ma anche per chi vuole approfondire le culture del mondo divertendosi, sfogliando albi apparecchiati di immagini succulente ed invitanti.

Finalmente potremo vedere con i nostri occhi le tavole imbandite che abbiamo sempre immaginato sfogliando quelle pagine immortali, magari leccandoci i baffi!

 

Chi non vorrebbe prendere il tè con il Cappellaio Matto di Alice nel Paese delle Meraviglie, tra teiere bollenti e biscotti croccanti, torte meringate magari invitato a festeggiare il proprio non compleanno con la Lepre Marzolina?

Sarebbe bello intrufolarsi nella casetta dei Tre Orsi con Riccioli d’oro, sedersi a tavola con loro provando le loro tre sedie ed assaggiando il latte dalle loro tre ciotole (sarà davvero così caldo quello dell’orso più grande?)

Beh, non resta che sedersi, ammirare, assaggiare. Leggiamo insieme e gustiamoci queste tavole da favola.

Buon appetito!

 

 

17:00 – 19:00  Laboratorio per bambini dai 6

Iscrizione – 8 euro
info@ledalaboratori.it; 393 8438170

Per maggiori informazioni cliccare qui

Tra Magia

Tra magia e devozione al Museo Faggiano

Tra magia e devozione – Simboli del sacro, luoghi di culto e devozione popolare al Museo Faggiano

Tra magia e devozione – Simboli del sacro, luoghi di culto e devozione popolare è il nome della conferenza che si terra venerdì 20 Marzo alle ore 18:00 al Museo Faggiano di Lecce.

Un viaggio alla scoperta dei misteriosi simboli incisi presso santuari ed antiche vie di pellegrinaggio in italia e nel mondo, alla ricerca di significati ed origini ancestrali a cura di Sandro Pravisani, autore studioso di simbologia cosmologica classica, www.sandropravisani.blogspot.it

Un evento che sembra cadere a pennello con le suggestioni, che il Museo Faggiano, ha suscitato in Paolo Ferrante e cogliamo quindi l’occasione per riproporvi la lettura di “2 BUONI MOTIVI PER VISITARE IL MUSEO FAGGIANO DI LECCE SECONDO PAOLO FERRANTE“.

Per maggiori informazioni cliccare qui.

 

Animali in controluce

Animali in Controluce al Museo di Storia Naturale di Calimera

Animali in Controluce al Museo di Storia Naturale di Calimera

Animali in controluce è una mostra fotografica di Sandro Panzera, gli animali prestano la loro immagine al fotografo per giocare con luci e colori, suggestivi ritratti di una natura così vicina eppure a volte difficile da osservare. organizzata al Museo di Storia naturale di Calimera  domenica 15 Marzo che sarà visibile gratuitamente dalle 10:30 alle 17:00.

Durante la giornata alle 12:30 ci sarà la reintroduzione della fauna selvatica con una nuova tappa della manifestazione Liberiamoci in volo: altri esemplari curati dall’Ospedale degli animali selvatici torneranno finalmente in natura! Da non perdere! In occasione di questo appuntamento come sempre saranno organizzati anche divertenti laboratori didattici per i bambini.

Per maggiori informazioni cliccare qui.

CONTATTI

info@msns.it

reintroduzione fauna: 320 6586561

attività didattiche: 345 6186364

museo, parco faunistico e vivarium: 389 1326102

 

Giornata del benessere

Giornata del benessere al Museo di Storia Naturale di Calimera

Giornata del benessere al Museo di Storia Naturale di Calimera

La giornata del Benessere, a seguito del successo riscosso dalla precedente edizione, viene riproposta al Museo di Storia naturale di Calimera per domenica 1 marzo dalle 10.30 alle 16.00.

L’idea è quella di far trascorrere alcune ore in completo relax, all’ insegna del contatto con la natura, nella suggestiva cornice del bosco di leccio del Museo.

Le attività proposte sono tante:

osservazione al telescopio del sole;

visita al Parco Faunistico del Museo;

degustazione di tisane;

degustazione di centrifugati di frutta;

reintroduzione in natura di animali curati presso il Centro recupero fauna.

Tutte queste attività (compresa la degustazione di una tisana e di un centrifugato) saranno a vostra disposizione al costo di 7 euro.

Per i più esigenti, sarà affiancata una seduta di Hata Yoga con l’aggiunta di soli 5 euro.

 

I bambini avranno a loro disposizione laboratori didattici dedicati al costo di 3 euro.

Infine, saranno visitabili le sale del Museo e il Vivarium eccezionalmente a prezzo ridotto per l’occasione.

 

Per altre informazioni cliccare qui

giornata benessere e yoga: 329 9212222

reintroduzione fauna: 320 6586561

attività didattiche: 345 6186364

museo: 324 8890790; 389 1326102

 

MOSTRAmi che sai fare

MOSTRAmi che sai fare! al Museo Diocesano di Brindisi

“MOSTRAmi che sai fare!” – LABORATORI CREATIVI DI ARCHEOLOGIA

MOSTRAmi che sai fare! è un laboratorio creativo per bambini, di tre giorni, organizzato dall’associazione Terracunta al Museo Diocesano di Brindisi. Guidati da archeologi e da esperti di didattica, nelle 3 giornate in programma, i bambini potranno scoprire (con attività pratiche e ludiche) il mondo dell’archeologia analizzando da vicino le fasi che precedono un allestimento museale.
Si partirà dalla conoscenza degli oggetti che vengono di frequente rinvenuti nei contesti di scavo (reperti di argilla, osso, pietra, etc.) e delle tecniche utilizzate per la loro produzione; successivamente si analizzeranno alcune peculiarità dei mestieri che ruotano attorno alla preparazione di una mostra (il restauratore, l’archeozoologo, lo studioso di ceramiche, l’archeologo, lo storico etc.).
Nello specifico, ogni piccolo iscritto avrà la possibilità di realizzare manufatti e apprendere alcune norme di catalogazione e restauro dei reperti archeologici. L’attività “sperimentale” e il momento ludico saranno utili strumenti di supporto per coinvolgere e stimolare i bambini.
Obiettivo finale sarà quello di allestire un piccolo spazio espositivo con tutti gli oggetti, sia quelli realizzati ex novo dai partecipanti che quelli restaurati durante le 3 giornate dell’evento. A corredo della “mostra” sarà realizzato un breve catalogo composto dalle “schede materiali” compilate dai ragazzi durante i laboratori.

I LABORATORI:
1. manipolazione dell’argilla e realizzazione di manufatti (ILARIA MALORGIO e GIOVANNA MAGGIULLI- Terracunta)

2. restauro della ceramica e schedatura di reperti (GIOVANNA MAGGIULLI e ILARIA MALORGIO – Terracunta)

3. laboratorio delle materie dure animali (ILARIA EPIFANI e NICOLETTA PERRONE – Terracunta)

4. il mestiere dell’archeozoologo (ILARIA EPIFANI e NICOLETTA PERRONE – Terracunta)

5. ELENA MUSCI – Le pitture della preistoria – UNIVERSITA’ della Basilicata, Dip.to di Scienze Umane.

6. intreccio delle fibre vegetali, scheggiatura della pietra e immanicatura di lance preistoriche (MIMMO LORUSSO e STEFANIA PULLI – Terrae).

7. evento finale: ALLESTIMENTO DELLA MOSTRA!

 

Dalle ore 9:30 alle 16:30 pranzo al sacco autogestito

Costo per laboratorio 6 euro

 

Per maggiori informazioni cliccare qui

Carnevale al Must

Carnevale al MUST

Carnevale al MUST – Mattine tra giochi e arte

Carnevale al MUST è un laboratorio organizzato da LedA per la festa più divertente dell’anno. Una cesta piena di abiti, accessori dove i  bambini ispirandosi dall’arte contemporanea creeranno i loro travestimenti giocando con l’arte. E poi, ancora, con tessuti, carte e stoffe si divertono ad inventare nuovi abiti, come veri e propri stilisti sino ad organizzare una sfilata fatta ad arte. Non mancheranno, infine, carta e colori ed ogni altro insolito materiale per realizzare delle maschere ispirate ai personaggi delle piu’ belle storie per bambini.

Per maggiori informazioni cliccare qui

Dalle 8:30 alle 13:30
per bambini dai 4 ai 10 anni
Iscrizione 12 euro
info@ledalaboratori.it
393.8438170

 

Laboratorio di costruzione di una maschera sumera al Must

Laboratorio di costruzione di una maschera sumera

Nell’ambito delle attività didattiche del Must – Museo Storico della Città di Lecce, LedA promuove il laboratorio di costruzione di una maschera sumera, sul tema del carnevale! I bambini, dai 6 ai 12 anni, impareranno a realizzare un’autentica maschera sumera lasciandosi ispirare dagli acquerelli e dagli inchiostri e dalle magiche atmosfere dell’epopea del re Uruk. Il laboratorio rientra infatti all’interno della mostra dedicata alla storia più antica ed affascinate dell’umanità, quella illustrata nel libro d’arte Gilgamesh, l’epopea del re di Uruk, esposta nella Sala Archi del MUST. Accanto al valoroso Gilgamesh e al suo fidato compagno d’avventure, Enkidu, i bambini incontreranno, nella foresta dei cedri, colma di trappole ed insidie, l’orco Humbaba per poi imbattersi nella bramosa Isthar, dea dell’amore e della guerra, e il temibile Toro del Cielo, che sprigiona fuoco e veleno. Accompagnati dalla narrazione, e dal supporto dell’audiolibro, si spingeranno così sino alla montagna del Lontano, per vivere un’avventura nel regno dei morti, incontrare il leggendario e saggio dio Utnapishhtim ed infine tuffarsi in fondo al mare, alla ricerca di un’alga miracolosa.

Per ulteriori informazioni cliccare qui.

E’ gradita la prenotazione

8 Febbraio – 17:00-19:00

Costo: 8 euro

info: info@ledalaboratori.it; 393.84.38.170

museo Castromediano lecce puglia musei

4 buoni motivi per visitare il Museo Provinciale S. Castromediano di Lecce secondo Elena

1. Il più antico museo di Puglia

Il Museo Provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce oltre ad essere il più antico di Puglia, è potenzialmente una delle strutture museali più significative dell’Italia meridionale per la sua storia, per le dimensioni e per la ricchezza e varietà delle collezioni. Fu istituito nel 1868 su impulso della Commissione Provinciale di Terra d’Otranto presieduta da Sigismondo Castromediano, duca di Cavallino. Castromediano fu di ideali liberali, antiborbonici e mazziniani, per questo conobbe le carceri e fu costretto all’esilio. Tornato in patria, fu eletto Deputato del primo Parlamento dell’Italia unita, mentre negli ultimi anni abbandonò l’attività politica interessandosi interamente agli studi di storia e archeologia. Il Direttore Castromediano, infatti, svolse una lungimirante azione di recupero dei materiali provenienti da scavi fortuiti nel territorio salentino e pugliese in generale, impedendone la dispersione o l’alienazione, compilando l’inventario generale di tutti i reperti con accurate descrizioni, dividendoli ed esponendoli per classi di appartenenza secondo i principi del collezionismo ottocentesco.

2. Un pò di Guggenheim

Il Museo, propone un allestimento espositivo che richiama gli interni del Guggenheim di New York e dal 2011 è stato diviso in cinque sezioni, ognuna contraddistinta da un colore e da un simbolo diverso che facilitano il visitatore nell’orientarsi.

3. Cinque percorsi da non perdere

Nella sezione Preistoria nel Salento, che inizia 80.000 anni fa quando l’uomo del Paleolitico cominciò ad abitare le grotte sparse tra le scogliere, è ricostruita virtualmente la Grotta dei Cervi di Porto Badisco con le sue straordinarie pitture rupestri. Un’occasione imperdibile per mirare uno dei pezzi più importanti della storia Salentina, purtroppo non visitabile dal vivo!

Da segnalare per importanza al primo piano, il Cratere a colonnette del pittore di Leningrado con tre sileni intenti a pigiare l’uva e il Cratere con Menade danzante di estrema eleganza proveniente da Egnazia. Nella sezione del Museo Topografico, poi il materiale è disposto secondo il luogo di provenienza degli scavi (Lecce, Rudiae, Cavallino, Roca, Poggiardo, ecc.), in un’ideale passeggiata archeologica nel Salento da nord a sud e dalla costa orientale a quella occidentale, dai Micenei, ai Romani, passando per i Messapi. Si passa, quindi, nella sezione del Medioevo dove si fronteggiano il Polittico della bottega di Lorenzo Veneziano e quello attribuibile ad Alvise Vivarini, che testimoniano la committenza pugliese ad artisti veneti tra Trecento e Quattrocento e gli assidui scambi tra la nostra terra e la laguna veneta. Il percorso continua al terzo piano, nella Pinacoteca, dove nella sezione dedicata al Barocco ci imbattiamo subito in alcune opere di matrice post-caravaggesca. Al terzo piano, troviamo infine la sezione Ottocento e Novecento con opere di artisti salentini contemporanei, all’epoca incoraggiati all’arte dal Consiglio Provinciale di Terra d’Otranto attraverso borse di studio che permisero l’aggiornamento fuori dalla nostra terra e anche all’estero.

4. L’altra faccia del museo

Pochi, inoltre, sono a conoscenza del fatto che il Museo dispone di una vasta Biblioteca e dei Laboratori di Restauro all’avanguardia, dove si utilizzano le ultime tecnologie tra cui la pulitura delle superfici con il laser e la camera anossica per la disinfestazione di insetti xilofagi. Ho avuto il piacere di collaborare, in un tirocinio di due mesi, con l’equipe di restauratori capeggiata dal professore Nicola Ancona.


elena_carluccio

Elena Carluccio nasce a Bari nel 1988. Dopo aver compiuto gli studi classici, si laurea nella Specialistica di Storia dell’Arte dell’Università del Salento. Frequenta da due anni l’umidità della laguna veneta per studiare Restauro di opere d’arte (tele, tavole, scultura lignea e dipinti murali) presso l’Istituto Veneto per i Beni Culturali di Venezia. Si interessa di arte, restauro, fotografia e cultura visiva, ma voleva fare la ballerina, l’esploratrice o il medico legale.


Pugliamusei_clic_museo

museo di storia naturale calimera puglia musei

2 buoni motivi per visitare il Museo di Storia naturale di Calimera secondo Pasquale

1. Nuovi modi di Fare Museo

Il Museo di Storia naturale è un ambiente, un contesto che va oltre l’essere museo per divenire centro di approfondimento, di formazione e di tutela ambientale.

Lo abbiamo visitato per la messa in libertà di uccelli protetti colpiti dai cacciatori e per la mostra dei dinosauri in formato naturale. In questo modo si fa cultura e formazione, facendo toccare con mano (soprattutto ai più piccoli), il fare museo.

2. Il Vivarium

Torneremo ancora per visitare il Vivarium, perché vivere un museo non è vedere delle farfalle morte, attaccate ad un teca, ma raccontare gli animali che vivono in ambienti particolari (sebbene in cattività), che si riproducono e che animano un luogo! A nostro parere ci sarebbe bisogno di più cura degli esterni, evidentemente parliamo da ignoranti (cioè di persone che ignorano la burocrazia e i tecnicismi legati alla gestione del luogo). Questo lo abbiamo notato soprattutto in occasione della visita dei dinosauri, camminare con passeggini tra l’erba alta mezzo metro è tutt’altro che agevole.

 

luoghiculturapuglia

Luoghi Cultura Puglia è nato come un challenge fotografico per la diffusione dei luoghi della cultura della Puglia, al fine di diffondere un modo di fare turismo che vada oltre lo splendido mare, per coinvolgere i luoghi che distinguono la Puglia nel panorama culturale nazionale ed internazionale.

Adesso però è diventato qualcosa di più grande, grazie all’inaspettato e coinvolgente interesse dimostrato dalla gente.

Da qui è nata l’idea delle guide turistiche open source sui borghi di Puglia.


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museo della radio tuglie puglia musei

6 buoni motivi per visitare il Museo della Radio di Tuglie secondo Alessandro

1. Un secolo di storia

Sensazione vaga ma che resiste, pensare al museo come un luogo che contiene memoria. La serie incredibile di storie contenute al suo interno e narrate, forse, da qualche esperto in materia o appassionato del momento, non sembra avere la forza di superare le mura che lo separano dal mondo intorno; toccare con mano e provare a far funzionare un grammofono o il caro telegrafo è un’esperienza invece che lascia qualche traccia e la curiosità di intuire di quanto siamo lontani da un mondo, quello della radio, che continua praticamene a trasmettere da ormai più di un secolo.

2. Il capoturno diventato collezionista

Il museo della Radio di Tuglie è aperto dal 1995, ma l’idea di uno spazio disposto a farci capire di più del nostro passato probabilmente già esisteva nella testa di un collezionista che dagli anni Sessanta ha messo da parte tutto ciò che la sua mansione di capoturno della stazione radio di bordo per la Marina gli ha permesso. La stessa persona che ora si prende cura ed è responsabile di tutta una serie di apparecchi voluminosi e davvero fuori dal tempo, quelli proposti nella visita virtuale e non al museo.

3. Ricorrenze importanti

Il 2014 è stato un anno importante per la radiofonia italiana, di cui la RAI è testimone fondamentale. Si è celebrato il novantenario della messa in onda di quella che noi moderni possiamo definire come la prima trasmissione radiofonica: il 6 ottobre del 1924 la violinista Ines Viviani Donarelli fece il primo annuncio presentando il Quartetto in La maggiore, opera 2 di Haydn. Nata quindi sotto il regime fascista, è la prima a comunicare agli italiani la fine della Seconda Guerra Mondiale e a fare sentire gli abitanti del Belpaese un po’ più uniti e volendo anche più istruiti rispetto al resto del Mondo. Almeno fino alla metà dei Settanta e perfino con la nascita della Televisione, la Radio è presente in ogni casa. Precisazione doverosa questa, perchè la manualità e il rapporto che si aveva con i primissimi apparecchi era qualcosa di diverso, attivo e portatore di una sana dipendenza che ha ispirato più di qualcuno a seguire ed ascoltare programmi trasmessi da Paesi quali Ungheria, Repubblica Ceca e perfino Estonia. Un modello di “trasmettitore telegrafico Alva Edison” è datato al 1893, qualche anno prima che Marconi spingesse la famosa “S” dalla Cornovaglia agli Usa. L’apparecchio è basato su una carica ad orologeria ed ancora funzionante, così come la più famosa Stazione telegrafica Samuel Morse di produzione italiana:  semplicemente l’unico mezzo usato per tutte le comunicazioni ufficiali e non, almeno fino al 1924 e comunque fino ai Settanta, quando poi è divenuto- per usare le parole del direttore del museo : ”un miraggio dei radioamatori che si scambiavano le card, ovvero una serie di informazioni relative a località, coordinate geografiche e potenza del segnale emesso, in codice morse”.

4. Questioni di divari

Le ricerche in campo a radio-elettrico hanno contagiato studiosi da diverse parti del Globo, alcune portavano ad una svolta come l’invenzione del diodo (una valvola a due elettrodi) ad opera di Fleming, altre alla produzione di ricevitori diversi in tanti dettagli. Il modello “Radiolaphone” è stato costruito in Francia negli anni Venti, i ricevitori a valvole Ansaldo Lorenz e Philips in Italia e Olanda. Il concetto di “diretta” è già nelle case di molte persone, per parlare di cronaca o sport, e quando la televisione è ancora preda di esperimenti inglesi o americani. Nota a margine è il divario tra il forte impulso dato da diversi studiosi italiani per la nascita di questo autentico mondo e il fatto che in Italia la messa a punto del primo programma avviene con notevole ritardo rispetto a Paesi meno evoluti nel settore come Belgio, Austria o la stessa Francia (vi ricorda qualcosa?).

5. Scoprire le differenze

Il 1939 è un anno importante per la storia della radio, lo statunitense Armstrong introduce nelle radiotrasmissioni la modulazione di frequenza. Per scoprire quale sia la differenza tra AM e FM e se tutto questo incide ancora sulle nostre abitudini quotidiane, basta recarsi di persona al museo e dimostrare anche un velato interesse al direttore Salvatore Micali, che comprende ancora una raccolta ad hoc dei ricevitori a valvole più popolari in Italia negli anni Quaranta, divisi tra produzione italiana e tedesca.

6. Dalla prima trasmissione televisiva al Digitale

Da lì a qualche anno cominceranno le prime trasmissioni televisive. Altre storie che si aggiungeranno, con risvolti che per la radio ci portano ai giorni nostri alla scoperta di un universo ancora non ben definito ma che ha già cambiato le nostro ordinarie esistenze: il digitale.


pugliamusei_alessandromiglietta

Alessandro Miglietta, semplice appassionato di radiofonia, con alcuni amici crea nel 2009 tra le prime esperienze di radio web in Italia,  Radio Flo. Attualmente collabora con realtà simili e progetti che cercano di fondere cultura, tecnologia ed eventi  e scrive per una manciata di blog italiani che passano le giornate a discutere delle proprie dipendenze musicali.


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museo memoria accoglienza puglia musei

4 buoni motivi per visitare il Museo della Memoria e dell’Accoglienza di S.Maria al Bagno secondo Dolores

1. Storie di speranza rinnovata

Non lasciatevi trarre in inganno dal nome. Non si tratta dell’ennesimo Museo che racconta dello stermino e della persecuzione del popolo ebraico. Chi varca la soglia si trova all’interno di un luogo che narra una storia diversa, la storia di una speranza rinnovata. Senza ricorrere alla macchina del tempo della saga cinematografica Ritorno al futuro le guide, nelle veci dell’anziano e bislacco inventore “Doc”, vi faranno rivivere quegli anni.

Gli anni tra il 1943 e il 1947 quando nella località di Santa Maria al Bagno le forze militari alleate allestirono un campo di accoglienza (conosciuto come Campo n° 34 o Campo Santa Croce) con lo scopo di accogliere migliaia di profughi ebrei di diversa nazionalità, in gran parte provenienti dall’Europa centrale e scampati ai campi di concentramento nazisti.

2. I Murales

La vera chicca è rappresentata da tre murales realizzati dall’ebreo-romeno Zivi Miller, reduce dai campi di concentramento dove aveva perduto moglie e figlio. Si tratta di opere uniche nel panorama dei reperti legati a quel periodo attraverso le quali, utilizzando un’iconografia semplice ma efficace, Zivi non racconta gli orrori che aveva vissuto prima di arrivare a Santa Maria al Bagno, preferisce invece dipingere la speranza di coloro i quali, sopravvissuti alla Shoah, prefiguravano il proprio futuro in Palestina, la Terra Promessa.

3. La Storia d’amore

Per gli inguaribili romantici c’è spazio anche per una storia d’amore. All’interno del campo di accoglienza Zivi Miller gestisce una piccola lavanderia e decide di assumere come assistente la sua giovane vicina di casa Giulia My.  Con questa ragazza, dagli occhi svegli e il fisico gracile, Zivi riesce ad aprirsi e a raccontare della sua vita così,  racconto dopo racconto giorno dopo giorno, i due si innamorano perdutamente e nonostante l’ostilità del padre di lei, per la differenza di età e di religione, decidono di ricorrere alla “fuitina” per poter stare finalmente insieme.

4. Rosso di sera…

Perché dunque dovrebbe interessare un Museo come questo? I motivi sono numerosi perché si tratta di un luogo impregnato di storia, di emozioni, di racconti di vita. Perché il panorama che si gode, da solo merita la visita: un tratto di costa dove il mare è sempre cristallino e sarà difficile resistere alla tentazione di fare un tuffo  o di scattare una foto all’ora del tramonto quando il sole infiamma il cielo che “si veste di mille colori tra accesi arancioni e biondi pallori”.

Allora cosa aspettate? Il Museo della Memoria e dell’Accoglienza vi aspetta!


Dolores De Tuglie Laureata in Tecnologie per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali quando non è impegnata come guida in un museo partecipa a  diverse attività. Quella che più ama è sicuramente il bricolage. Il suo motto? “Perchè ricorrere a professionisti se a “combinare pasticci” ci riesco benissimo da sola?”

Vorrebbe essere come S. Antonio! Non perché aspiri alla santità, ma per avere il dono dell’ubiquità. Quindi guardatevi le spalle, non esiste luogo in cui non possiate incontrarla e se ne vedete due non preoccupatevi…l’ ubiquità, forse, le è stata concessa!


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museo della civiltà contadina

3 buoni motivi per visitare il Museo della Civiltà Contadina di Tuglie secondo Barbara

1. Il bisogno aguzza l’ingegno

Ho sempre pensato che il Museo della Civiltà Contadina di Tuglie fosse una sorta di stargate capace di catapultare il visitatore nel passato: un passato sicuramente problematico e pieno di privazioni ma autentico, genuino. Ho sempre cercato di immaginare come fosse la vita raccontata dai miei nonni: possibile che in passato realmente “nu se minava via nenzi?”. E il fatto di trasformare la cenere o l’olio in detersivo per la biancheria? Pura alchimia! Ebbene, grazie a questo incantevole luogo, tante e tante altre mie curiosità sono state soddisfatte. Gli attrezzi più disparati e bizzarri raccolti in questo museo, non sono solo una testimonianza dell’arte dell’arrangiarsi dei nostri nonni ma anche della genialità che portava queste persone a inventare strumenti per rendere le loro vite un po’ meno complicate. Ricordo ad esempio la mia sorpresa di fronte ad un aggeggio buffo simile ad una trottola, fatto di legno, spago e una punta d’acciaio. -È per caso un giocattolo?- chiesi.
Signorina, questo è uno “Cconza ‘mbili”. Serviva per aggiustare i piatti in terracotta che si rompevano. Fungeva come una sorta di trapano- spiegò la guida.

2. Non si facevano mancare nulla

Recarsi al Museo della civiltà contadina inoltre, è un’occasione per visitare il Palazzo Ducale che lo ospita. Particolarità del Palazzo è che nonostante sia ubicato nella piazza del paese, tra stradine e vichi, abbia alle sue spalle ettari di campagna. In questa campagna, attraversata dalla ferrovia, i nobili che un tempo abitavano il Palazzo, ebbero una bizzarra trovata: fecero creare una fermata apposita per loro, delineata da un piccolo cancelletto ancora oggi visibile. I treni che circolavano per quella direzione, avevano l’obbligo di fermarsi in corrispondenza di quella fermata privata. Essere ricchi e nobili, significava anche questo.

3. Impara l’arte e mettila da parte

Il Museo offre inoltre vari servizi e attività come la masseria didattica che permette a grandi e piccoli di conoscere le piante e i loro frutti, di coltivare il baco da seta, di apprendere a produrre burro e formaggi, confetture e miele.


luoghiculturapuglia

Barbara Cataldo nasce a Parabita nel 1984. Laureata in Lingue e Letterature Straniere, collabora spesso con scuole di lingua italiana del luogo nelle vesti di guida turistica, permettendo anche a stranieri di tutto il mondo di apprezzare e godere delle bellezze del Salento.


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museo Cavoti galatina puglia musei

4 buoni motivi per visitare il Museo Civico P. Cavoti secondo Barbara

1. Uno scapigliato

Il Museo Civico Cavoti non lo conoscevo, ci sono arrivata grazie a MuseoWebLab e al contest “Tipi da museo” ed è stata una bella scoperta. Al suo interno si ha la possibilità di avvicinare la storia di tre personaggi che, in modo diverso, hanno dato lustro alla città di Galatina. Si tratta di Pietro Cavoti, un artista poliedrico che ha dedicato gran parte della sua vita allo studio della Basilica di Santa Caterina che, oggi, attrae numerosi pellegrini e turisti. La versatilità di questo personaggio passa per le numerose caricature prodotte, i taccuini di viaggio pieni di dettagli e schizzi minuziosi, risultato del suo continuo peregrinare. Cavoti resta nelle memorie dei galatinesi come un artista un po’ strano, uno “scapigliato”, a tratti trasandato, di lui si conservano nel museo una valigia, un ombrello e un cappello. Basta questo per immaginarselo con un mantello nero che lo rende quasi iconico, irreale, sfuggente.

2. Un visionario e un sindacalista

Altri due personaggi sono prova del fitto fermento culturale che animava Galatina: lo scultore Gaetano Martinez e il sindacalista Carlo Mauro. A Martinez la città di Galatina deve la scultura posta al centro della fontana monumentale, nota ai locali come “La Pupa”, e molti altri lavori tra cui “Caino”. Dinanzi a quegli occhi sgranati, un tumultuo percuote il petto e sembra quasi di percepire il terrore di Caino dopo l’atto estremo: aver ucciso il fratello Abele.
Non conoscevo la storia di Carlo Mauro, delle lotte portate avanti in nome dei diritti contadini. È stata una fortuna essermi trovata lì e aver appreso tante cose in un giorno, tutte provenienti dalla storia del mio territorio, il Salento. Mi hanno colpito le piccole e grandi conquiste contadine che Carlo Mauro contribuì a raggiungere: il passaggio da “lu capucciu” a “lu panaru” o il primo contratto di lavoro.

3. Cose che non ti aspetti

Il museo, oltre a una ricchissima collezione di taccuini di viaggio e documenti riferibili a Cavoti, ha una sala detta informalmente “degli uccelli” dove sculture in legno permettono di conoscere specie di uccelli che, diversamente, resterebbero ignote. Una sala, questa, che riscuote consensi e non, c’è chi ne è attratto e chi ha paura di entrarvi.
Poi c’è la sala dedicata alla pizzica, qui alcuni quadri ripercorrono scene salienti del “morso” e i suoi effetti.

4. Scottanti verità

Questo museo mi ha svelato parte della mia storia e quella di un territorio, il Salento, facendomi ravvedere su una scottante verità: sappiamo poco o nulla sulle persone che hanno contribuito a migliorare il posto in cui viviamo, con l’arte e le battaglie. Quanti musei del nostro territorio conosciamo, quanti ne abbiamo visitati?
Poi c’è un punto importante: il Museo Cavoti di Galatina dovrebbe promuoversi meglio, forse. La colpa è sempre divisa al 50%: io ho sì trascurato di andare a visitare il museo, fino a ieri, quest’ultimo, probabilmente, non ha fatto abbastanza per comunicarsi, per tutte le “chicche” che conserva al suo interno.


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Barbara Vaglio. Mi piace scrivere e un giorno mi piacerebbe che il mio lavoro sia proprio questo, scrivere. Per farlo bene benissimo ho ancora tanto da leggere, imparare e migliorare. Per il momento sono web content editor, redattrice freelance, mi occupo di guest blogging e digital pr. Mi do da fare per quello che posso. Adoro andare in bici e, in sella, ho l’impressione di avere le idee più chiare e più buone. (Ph. Filomena Massaro)


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3 buoni motivi per visitare il Museo del Minatore secondo Pasquale di “Luoghi Cultura Puglia”

1. Il viaggio verso il nord

Il museo del minatore di Casarano è un luogo di cultura, di cultura storica del territorio salentino ma, più in generale, del sud Italia. E’ il luogo in cui si racconta il dramma dell’emigrazione dei nostri nonni verso il nord Europa dove, nelle miniere di carbone, trovavano il sostentamento delle proprie famiglie ma dove rischiavano di lasciare la vita!
In buchi a profondità inaudite, in cunicoli (abilmente ricostruitinel museo) senza luce, dove piuttosto che scendere a lavorare sembrava si stesse anticipando la discesa agli inferi!
Noi di Luoghi cultura Puglia abbiamo avuto l’onore ed il privilegio di sentire la storia di questo museo e dell’antefatto della vita del suo ideatore, direttamente dalla voce costantemente rotta dall’emozione di Lucio Parrotto.

2. Un sogno realizzato

L’esperienza autentica di vita vissuta a lavorare per 35 anni a 1500 metri di profondità è l’essenza del museo del minatore. La determinazione con la quale Lucio Parrotto ha inseguito e realizzato il suo sogno è intrisa in ogni angolo del pur piccolo spazio dedicato al museo.

3. Pezzi di storia

Cimeli storici, fotografie, ricostruzioni (non 3D ma REALI), pagine di giornali, fanno del museo del minatore un luogo di rispetto dei tanti morti per il lavoro, un luogo di riflessione sulla fortuna che le nuove generazioni vivono, un luogo di approfondimento culturale per conoscere meglio la storia del territorio.


 

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Luoghi Cultura Puglia è nato come un challenge fotografico per la diffusione dei luoghi della cultura della Puglia, al fine di diffondere un modo di fare turismo che vada oltre lo splendido mare, per coinvolgere i luoghi che distinguono la Puglia nel panorama culturale nazionale ed internazionale.

Adesso però è diventato qualcosa di più grande, grazie all’inaspettato e coinvolgente interesse dimostrato dalla gente.

Da qui è nata l’idea delle guide turistiche open source sui borghi di Puglia.


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