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"Idee in Volo" di Riccardo Dalisi al Must

“Idee in volo” di Riccardo Dalisi al Must

Giovedì 16 giugno dalle ore 19:00 alle ore 23:00 il MUST – Museo Storico Città di Lecce in collaborazione con l’Associazione per il Disegno Industriale – ADI organizzano la mostra “Idee in volo” di Riccardo Dalisi a cura di Cintya Concari e Roberto Marcatti.

Il Museo ospiterà progetti e creazioni artistiche sull’uomo, la cultura e la realtà attraverso la ricerca, la manualità artigianale e l’utilizzo dei materiali poveri. I temi: architettura, scultura, pittura, design, materiali e altri di primaria attualità come il riciclo, la decrescita e l’eco-compatibilità.

Riccardo Dalisi è stato uno dei primi artisti italiani ad applicare il concetto di sostenibilità al “design povero” con la lavorazione di materiali comuni. Dalisi ha valorizzato socialmente la sua ricerca rendendo partecipi bambini e anziani dei quartieri poveri di Napoli.

Inoltre, in occasione della mostra “Un art pauvre” che si svolgerà dall’8 giugno al 29 agosto, presso il Centre Pompidou di Parigi, le opere di Dalisi, da poco acquisite dal Museo, saranno esposte assieme alla documentazione del suo lavoro.

Info:

la mostra rimarrà aperta al pubblico fino a dicembre 2016.

Orari di apertura: www.mustlecce.it

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Caduta Massi- Carlo Vincenti

CADUTA MASSI mostra di Carlo Vincenti a NOCI

CADUTA MASSI

Martedì 20 ottobre 2015, alle ore 19:00, sarà inaugurata presso il Chiostro delle Clarisse la mostra dell’artista nocese Carlo Vicenti, una personale di sculture dal titolo “Caduta massi”.

La mostra, costituisce la nuova produzione scultorea di Carlo Vicenti, e descrive l’esito di una sperimentale connessione tra identità e radici, rappresentate dalla pietra della Murgia e dal personale vissuto quotidiano costituito dalle automobiline del figlio.
L’ “inquietudine dinamica” dell’artista fa emergere nell’ambiente circostante forme, elementi, oggetti, che aspettano di essere interpretati e valorizzati per diventare fulcro di opere o di installazioni in grado di esternare il loro messaggio.

Le sculture sono costituite da macchinine accostate, lambite o schiacciate da pezzi di roccia in una rappresentazione plastica dei possibili effetti della caduta di massi in una strada di montagna.

Natura e tecnologia ludica si intersecano nelle sue opere in un divertissement che cela un significato allegorico capace di stimolare curiosità e riflessione. La pietra e la roccia hanno da sempre simboleggiato il cosmo. La pietra in molte culture è la forza della vita e anche la morte; rappresenta spesso le difficoltà per raggiungere la conoscenza, i propri obiettivi. Le pietre di Vicenti, pertanto, stanno a rappresentare il fato, il destino irrevocabile al quale nessun uomo-macchina può sottrarsi.

La mostra resterà aperta al pubblico dal 20 ottobre al 4 novembre. Ingresso libero tutti i giorni dalle 18:00 alle 20:30.

Ritrovamenti

RI TROVA MENTI mostra di arte contemporanea a Lecce

RI TROVA MENTI

Dal 18 al 24 ottobre, sarà possibile visitare, all’interno dell’ex chiesa di San Sebastiano a Lecce la mostra-installazione di Giovanni Carpignano scultore del ferro “Ri Trova Menti”.

Giovanni Carpignano scultore del ferro, originario di Palagianello (Taranto), attivo da oltre 35 anni sul territorio nazionale e internazionale, interpreta la scomposizione e la successiva selezione delle parti migliori di “objets trouvé” come scarti agricoli e industriali usurati, rinvenuti nel paesaggio campestre.

….[L’esperienza artistica di Carpignano, annota Chiara Romano, oscillando tra riuso concettuale e materiale, indaga il rapporto arcaico tra contesto naturale e il passaggio dell’uomo].

La mostra fa parte del progetto di Arte e Artigianato “Handmade | Artists in Action.02”, nato per favorire la contaminazione e interazione tra artisti e allo stesso tempo il coinvolgimento attivo del pubblico.

La novità rilevante della seconda edizione consiste nel fatto che le mostre dei singoli ospiteranno in alcuni casi “Incursioni Artistiche” della durata di un giorno (one day) con installazioni inedite tra interno ed esterno nel prestigioso spazio della Fondazione Palmieri in Vico dei Sotterranei n°21 a Lecce, che ospiterà l’intera rassegna dal 20 luglio al 31 dicembre 2015.

Il progetto è inserito nel calendario degli eventi di Lecce 2015 Capitale Italiana della Cultura, a cura di Fernando Perrone [LaboratorioTracceFactory]. Il filo conduttore è la lavorazione hand-made, fatta a mano, dei materiali peculiari del nostro territorio (Pietra, Carta, Ferro, Argilla).

La prima edizione si è tenuta a maggio 2014 per il mese dell’EUtopia a sostegno della candidatura di Lecce Capitale Europea della Cultura 2019, riscuotendo successo di critica e di pubblico, per questo l’esigenza di riproporlo e ampliarlo con un progetto più ambizioso e duraturo nel tempo con l’esplicita necessità di tutelare, promuovere e diffondere la Cultura Materiale e le Arti Applicate.

STONE STORIES

STONE STORIES

STONE STORIES, le pietre di Puglia nell’architettura, nel design, nel paesaggio.

Il 6 ottobre 2015 alle ore 18:00, l’architetto Álvaro Siza ritorna in Puglia per, inaugurare la sezione permanente dell’Ecomuseo della Pietra e delle Cave di Cursi con la mostra STONE STORIES che approda definitivamente in Puglia dopo aver portato in giro per il mondo (Milano, Londra e Dubai) la storia della nostra regione attraverso le sue pietre. Da Apricena a Trani a Minervino Murge, Ostuni, Cisternino, Cursi, Gallipoli, i grandi architetti le hanno scelte per realizzare i loro progetti in tutto il mondo ma anche i cavamonti e gli scalpellini che con la loro fatica secolare hanno fatto della Puglia la seconda regione in Italia per produzione ed esportazione di materiali lapidei.

L’idea nasce dall’esigenza di far conoscere la storia del rapporto tra le pietre di Puglia e la grande architettura contemporanea e il design, attraverso la voce dei grandi progettisti, degli imprenditori del settore, di cavatori, scalpellini ed edili, perché dentro queste storie c’è un tratto essenziale dell’ identità della regione, ma anche della sua immagine internazionale e della sua economia.

L’articolato progetto, curato dall’architetto Dario Curatolo per Four in the morning, andrà a collocandosi negli ambienti del frantoio ipogeo di Cursi secondo un percorso di mostra suggestivo progettato dagli architetti Dario Curatolo e Marta Spadaro. Si tratta, di fatto, del coronamento di un percorso visionario iniziato alla fine degli anni ’90 che continua a scommettere sulla narrazione e rappresentazione dell’incontro tra una tradizione produttiva come quella della pietra, e il mondo della creatività a livello locale ed internazionale.

Quella della pietra di Puglia è una storia di passato e di presente, una vicenda d’impresa, lavoro, territorio e pensiero che incarna il momento felice e dinamico vissuto dalla Regione Puglia che si dimostra in grado di raccogliere la sfida della contemporaneità coniugando creatività e produttività.

Nel percorso di valorizzazione del settore lapideo, avviato dalla Regione Puglia, c’è l’interesse a tutelare da un lato un’attività caratterizzata da un prodotto di grande pregio e dall’altro le condizioni di un paesaggio ricco e bello.

La giornata pugliese del maestro Siza prevede anche l’installazione presso un grande uliveto di Palmariggi, in collaborazione con l’Associazione Amici degli Olivi Secolari, di una grande opera in pietra di Cursi 
che che egli ha voluto dedicare al Salento e alla sua identità culturale
 che proprio nella pietra e nell’ulivo trova i due tratti essenziali.

La scelta di inaugurare un parco di sculture ambientato in un uliveto secolare con una istallazione in pietra realizzata da uno dei più grandi architetti contemporanei come Alvaro Siza rappresenta una dichiarazione d’intenti rispetto ai contenuti del progetto Mediterranean Sculpture Park.

Auti Pariti è un luogo appartato ma aperto sul mondo e sulla contemporaneità di un Mediterraneo in crisi in cui la scultura non cerca la monumentalità 
ma il dialogo con gli elementi della natura e del paesaggio naturale e umano. Una scultura non assertiva ma interrogante.

Siza ha voluto intitolare la sua opera “Rifugio” – in portoghese “abrigo” – .“ Termine che rende tangibile il suo pensiero legato alla parola casa. Forse è quello di cui ha bisogno oggi l’arte. Di luoghi protetti, di rifugi appunto, in cui, al riparo dal caos, praticare l’esercizio critico, resistere all’omologazione, lavorare con le differenze, misurarsi con l’alterità.

Il progetto Mediterranean Sculptures Park è un’altra tappa di un museo
 del territorio compreso nel concetto stesso di Ecomuseo che comprende
le piccole comunità dell’Entroterra Idruntino.

“La giornata salentina” di Siza inizierà alle 12.00 con la visita al cantiere delle cave di Marco Vito a Lecce.

PROGRAMMA DELLA GIORNATA:

– ore 12 visita al cantiere delle Cave di Marco Vito

– ore 16:00 Presentazione della scultura “Abrigo I Rifugio” a Palmariggi (LE) in Località Auti Pariti

– ore 18:00 inaugurazione della mostra STONE STORIES presso l’Ecomuseo della pietra e delle Cave, Cursi (LE)

museo Castromediano lecce puglia musei

4 buoni motivi per visitare il Museo Provinciale S. Castromediano di Lecce secondo Elena

1. Il più antico museo di Puglia

Il Museo Provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce oltre ad essere il più antico di Puglia, è potenzialmente una delle strutture museali più significative dell’Italia meridionale per la sua storia, per le dimensioni e per la ricchezza e varietà delle collezioni. Fu istituito nel 1868 su impulso della Commissione Provinciale di Terra d’Otranto presieduta da Sigismondo Castromediano, duca di Cavallino. Castromediano fu di ideali liberali, antiborbonici e mazziniani, per questo conobbe le carceri e fu costretto all’esilio. Tornato in patria, fu eletto Deputato del primo Parlamento dell’Italia unita, mentre negli ultimi anni abbandonò l’attività politica interessandosi interamente agli studi di storia e archeologia. Il Direttore Castromediano, infatti, svolse una lungimirante azione di recupero dei materiali provenienti da scavi fortuiti nel territorio salentino e pugliese in generale, impedendone la dispersione o l’alienazione, compilando l’inventario generale di tutti i reperti con accurate descrizioni, dividendoli ed esponendoli per classi di appartenenza secondo i principi del collezionismo ottocentesco.

2. Un pò di Guggenheim

Il Museo, propone un allestimento espositivo che richiama gli interni del Guggenheim di New York e dal 2011 è stato diviso in cinque sezioni, ognuna contraddistinta da un colore e da un simbolo diverso che facilitano il visitatore nell’orientarsi.

3. Cinque percorsi da non perdere

Nella sezione Preistoria nel Salento, che inizia 80.000 anni fa quando l’uomo del Paleolitico cominciò ad abitare le grotte sparse tra le scogliere, è ricostruita virtualmente la Grotta dei Cervi di Porto Badisco con le sue straordinarie pitture rupestri. Un’occasione imperdibile per mirare uno dei pezzi più importanti della storia Salentina, purtroppo non visitabile dal vivo!

Da segnalare per importanza al primo piano, il Cratere a colonnette del pittore di Leningrado con tre sileni intenti a pigiare l’uva e il Cratere con Menade danzante di estrema eleganza proveniente da Egnazia. Nella sezione del Museo Topografico, poi il materiale è disposto secondo il luogo di provenienza degli scavi (Lecce, Rudiae, Cavallino, Roca, Poggiardo, ecc.), in un’ideale passeggiata archeologica nel Salento da nord a sud e dalla costa orientale a quella occidentale, dai Micenei, ai Romani, passando per i Messapi. Si passa, quindi, nella sezione del Medioevo dove si fronteggiano il Polittico della bottega di Lorenzo Veneziano e quello attribuibile ad Alvise Vivarini, che testimoniano la committenza pugliese ad artisti veneti tra Trecento e Quattrocento e gli assidui scambi tra la nostra terra e la laguna veneta. Il percorso continua al terzo piano, nella Pinacoteca, dove nella sezione dedicata al Barocco ci imbattiamo subito in alcune opere di matrice post-caravaggesca. Al terzo piano, troviamo infine la sezione Ottocento e Novecento con opere di artisti salentini contemporanei, all’epoca incoraggiati all’arte dal Consiglio Provinciale di Terra d’Otranto attraverso borse di studio che permisero l’aggiornamento fuori dalla nostra terra e anche all’estero.

4. L’altra faccia del museo

Pochi, inoltre, sono a conoscenza del fatto che il Museo dispone di una vasta Biblioteca e dei Laboratori di Restauro all’avanguardia, dove si utilizzano le ultime tecnologie tra cui la pulitura delle superfici con il laser e la camera anossica per la disinfestazione di insetti xilofagi. Ho avuto il piacere di collaborare, in un tirocinio di due mesi, con l’equipe di restauratori capeggiata dal professore Nicola Ancona.


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Elena Carluccio nasce a Bari nel 1988. Dopo aver compiuto gli studi classici, si laurea nella Specialistica di Storia dell’Arte dell’Università del Salento. Frequenta da due anni l’umidità della laguna veneta per studiare Restauro di opere d’arte (tele, tavole, scultura lignea e dipinti murali) presso l’Istituto Veneto per i Beni Culturali di Venezia. Si interessa di arte, restauro, fotografia e cultura visiva, ma voleva fare la ballerina, l’esploratrice o il medico legale.


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museo diocesano lecce puglia musei

4 buoni motivi per visitare il Museo Diocesano di Lecce secondo Federica

1. Un percorso nella storia

In 10 anni che vivo a Lecce, ho visitato per la prima volta questo museo grazie alle Invasioni Digitali, organizzate dall’associazione culturale AMiCA. Posso dirvi che il Museo Diocesano d’Arte Sacra di Lecce non è solo un museo, è un percorso a ritroso nella storia.

Ciò che lo rende fondamentale è la testimonianza del ruolo svolto dalle istituzioni ecclesiastiche sul territorio non solo da un punto di vista sociologico e politico, ma anche culturale ed artistico.

2. Una collezione affascinante

Sono rimasta assolutamente affascinata dalla collezione: dalle opere di pittura napoletana di Oronzo Tiso alla splendida pala del Martirio di Sant’Orsola e le compagne di Paolo Finoglio.

3. L’allestimento

Ho apprezzato l’attenzione spesa nell’allestimento delle sale e nella struttura del percorso, frutto, credo, di un restyling recente. L’unica pecca, alcune luci sulle opere che, da certe angolazioni sono invisibili, ma è un difetto comune anche ad allestimenti di maggior pregio.

4. Una location mozzafiato

La location poi è davvero bellissima: il chiostro è molto suggestivo e vi consiglio di andarci in un giorno di pioggia perché la luce e l’atmosfera sono davvero particolari e se ci si scorda della porta automatica a vetri dell’ingresso, si può bene immaginare di viaggiare indietro nel tempo.


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Federica Nastasia. Classe 1985. Giornalista ed appassionata d’arte in gran parte delle sue forme.


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museo Cavoti galatina puglia musei

4 buoni motivi per visitare il Museo Civico P. Cavoti secondo Barbara

1. Uno scapigliato

Il Museo Civico Cavoti non lo conoscevo, ci sono arrivata grazie a MuseoWebLab e al contest “Tipi da museo” ed è stata una bella scoperta. Al suo interno si ha la possibilità di avvicinare la storia di tre personaggi che, in modo diverso, hanno dato lustro alla città di Galatina. Si tratta di Pietro Cavoti, un artista poliedrico che ha dedicato gran parte della sua vita allo studio della Basilica di Santa Caterina che, oggi, attrae numerosi pellegrini e turisti. La versatilità di questo personaggio passa per le numerose caricature prodotte, i taccuini di viaggio pieni di dettagli e schizzi minuziosi, risultato del suo continuo peregrinare. Cavoti resta nelle memorie dei galatinesi come un artista un po’ strano, uno “scapigliato”, a tratti trasandato, di lui si conservano nel museo una valigia, un ombrello e un cappello. Basta questo per immaginarselo con un mantello nero che lo rende quasi iconico, irreale, sfuggente.

2. Un visionario e un sindacalista

Altri due personaggi sono prova del fitto fermento culturale che animava Galatina: lo scultore Gaetano Martinez e il sindacalista Carlo Mauro. A Martinez la città di Galatina deve la scultura posta al centro della fontana monumentale, nota ai locali come “La Pupa”, e molti altri lavori tra cui “Caino”. Dinanzi a quegli occhi sgranati, un tumultuo percuote il petto e sembra quasi di percepire il terrore di Caino dopo l’atto estremo: aver ucciso il fratello Abele.
Non conoscevo la storia di Carlo Mauro, delle lotte portate avanti in nome dei diritti contadini. È stata una fortuna essermi trovata lì e aver appreso tante cose in un giorno, tutte provenienti dalla storia del mio territorio, il Salento. Mi hanno colpito le piccole e grandi conquiste contadine che Carlo Mauro contribuì a raggiungere: il passaggio da “lu capucciu” a “lu panaru” o il primo contratto di lavoro.

3. Cose che non ti aspetti

Il museo, oltre a una ricchissima collezione di taccuini di viaggio e documenti riferibili a Cavoti, ha una sala detta informalmente “degli uccelli” dove sculture in legno permettono di conoscere specie di uccelli che, diversamente, resterebbero ignote. Una sala, questa, che riscuote consensi e non, c’è chi ne è attratto e chi ha paura di entrarvi.
Poi c’è la sala dedicata alla pizzica, qui alcuni quadri ripercorrono scene salienti del “morso” e i suoi effetti.

4. Scottanti verità

Questo museo mi ha svelato parte della mia storia e quella di un territorio, il Salento, facendomi ravvedere su una scottante verità: sappiamo poco o nulla sulle persone che hanno contribuito a migliorare il posto in cui viviamo, con l’arte e le battaglie. Quanti musei del nostro territorio conosciamo, quanti ne abbiamo visitati?
Poi c’è un punto importante: il Museo Cavoti di Galatina dovrebbe promuoversi meglio, forse. La colpa è sempre divisa al 50%: io ho sì trascurato di andare a visitare il museo, fino a ieri, quest’ultimo, probabilmente, non ha fatto abbastanza per comunicarsi, per tutte le “chicche” che conserva al suo interno.


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Barbara Vaglio. Mi piace scrivere e un giorno mi piacerebbe che il mio lavoro sia proprio questo, scrivere. Per farlo bene benissimo ho ancora tanto da leggere, imparare e migliorare. Per il momento sono web content editor, redattrice freelance, mi occupo di guest blogging e digital pr. Mi do da fare per quello che posso. Adoro andare in bici e, in sella, ho l’impressione di avere le idee più chiare e più buone. (Ph. Filomena Massaro)


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